Cibo e Città al 32° Congresso Geografico Italiano

Nella settimana dal 7 al 9 giugno 2017 si è svolto a Roma il 32° Congresso Geografico Italiano dell’AGEI, l’Associazione dei Geografi Italiani, il tema del Congresso è stato “rivoluzioni e riforme”. Si tratta di un tema con il quale la geografia si è confrontata più volte. L’ambizione è stata quella di mostrare come la geografia, una delle forme più antiche di conoscenza del mondo, sia più che mai viva e vitale: una chiave di lettura cruciale per comprendere l’attualità e per progettare alternative, tra nuove riforme e rivoluzioni. Sono state 54 le sessioni parallele, ciascuna delle quali ha dato spazio a decine di ricercatori per la presentazione dei propri lavori e ricerche. Uno spazio dove poter confrontare i linguaggi, i metodi, gli interessi, gli approcci e gli strumenti in un contesto transdisciplinare e transnazionale. Il Congresso ha valorizzato questo mosaico di diversità, ma al tempo stesso ha ricostruito il senso di un’appartenenza attraverso un confronto aperto sia all’interno sia e soprattutto verso l’esterno, favorendo anche il normale ricambio generazionale, come anche auspicato dal presidente Franco Farinelli.

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In diversi contributi è stata esplorata la geografia della relazione tra cibo e città. Con questo post proviamo a creare una nuova sessione del Congresso, unicamente digitale cercando di attivare una dialettica tra ricercatori presenti in più sessioni.

Il nostro gruppo di ricerca ha proposto due contributi (quelli dai quali partiamo) sulle Urban Food Policy in due contesti opposti, l’Africa ed il Nord Italia. Nel primo contributo (S15 Bini, Bottiglieri, Dansero, Frigerio, Magarini, Nicolarea) è stata proposta una panoramica continentale di esperienze e tendenze unitarie, verso una possibile quanto auspicabile regionalizzazione africana del Milan Urban Food Policy Pact il contributo è stato elaborato da diversi ricercatori provenienti da Milano, Torino e Roma. Restando in Africa e nella stessa sessione è stato presentato un caso studio specifico in Burkina Faso a Ouagadougou (Bini, Dansero, Lassane).

Spostandoci più nel Nord globale un secondo contributo ha visto protagonisti (S35 Calori, Dansero, Federici, Forno, Magarini, Maggi, Maurano, Pettenati, Toldo) i tre gruppi di ricerca (EStà, UNITO, UNIBG) che stanno sviluppando esperienze di analisi dei sistemi alimentari urbani verso specifiche politiche alimentari a Milano, Torino e Bergamo hanno paragonato approcci e strumenti adottati nei diversi contesti. Spostandoci più in un ambiente concettuale (S38 Pettenati) è stato investigato il paesaggio come ambito d’azione concettuale e operativo per l’Urban Food Planning, partendo da una riflessione sul rapporto tra cibo e paesaggio per poi arrivare alla pianificazione delle città. Un contributo (S49 Sganzetta) ha approfondito la sostenibilità nelle geografie delle urban food policy, connettendole alla sicurezza alimetare, equità sociale, sostenibilità ambientale ed identità culturale. Più specifico l’apporto (S14 Toldo) sulle Food Emergency verso la redistribuire delle eccedenze alimentari come pratica di cura verso nuove forme di welfare urbano, verso una rimoralizzazione dei sistemi alimentari.

Un ulteriore contributo (S03 Di Rosa, Gasbarro, Postiglione) si è focalizzato sui mercati nella città infinita verso le post-metropoli ha approfondito una dialettica territoriale tra centro e periferia dove diversi attori urbani si intersecano per la costituzione di urban food systems. Incrociando dati e monitoraggi (S29 Antonelli) è stata presentata l’esperienza del Protocollo di Milano della Fondazione BCFN e dell’index sviluppato sul sistema alimentare che include anche un city-monitor. Sui modelli alimentari dei paesi occidentali (S29 De Felice) è stata fatta una lettura connessa al modello della transizione demografica ed epidemiologica ed adattato all’alimentazione. Sui modelli alimentari (S29 Ivona) un approfondimento sulla tutela delle produzioni locali nelle politiche regionali tra campagna e città.

Di seguito gli abstract citati in questa “sessione digitale”, il programma completo è scaricabile qui.


S15 | Geografie urbane nella cooperazione internazionale
Valerio Bini, Maria Bottiglieri, Egidio Dansero, Alessandro Frigerio, Andrea Magarini, Yota Nicolarea
Le politiche urbane del cibo come terreno di cooperazione internazionale: il caso delle città africane
Il contributo intende affrontare il tema delle politiche urbane del cibo, con particolare riferimento alle città dell’Africa sub-sahariana. Le politiche urbane del cibo sono azioni istituzionali di crescente importanza volte a costruire sistemi alimentari più sostenibili nelle città contemporanee, attraverso strategie intersettoriali (pianificazione territoriale e urbana, tutela ambientale, gestione delle acque e dei rifiuti, trasporti, educazione, salute e politiche del cibo, servizi sociali e culturali). Il dibattito si è sviluppato in prima istanza nelle città del Nord del mondo, ma si è poi allargato alla scala globale ed è stato recepito, seppure parzialmente, anche nella Nuova Agenda Urbana approvata dalle Nazioni Unite nel 2016. In questo contesto, le città africane costituiscono un caso di particolare interesse perché le caratteristiche quantitative e qualitative del processo di urbanizzazione in Africa pongono sfide inedite sia in termini di pianificazione urbana che per quanto concerne la sicurezza e la sovranità alimentare, che su scala locale può essere declinata come “autonomia alimentare”. La costruzione di politiche del cibo nelle città africane contribuisce dunque a ridefinire l’idea stessa di città e del rapporto tra aree urbane e rurali. Un elemento di particolare interesse all’interno di questo quadro è costituito dai partenariati internazionali che si stanno sviluppando nel settore delle politiche urbane del cibo. Il contributo pertanto, dopo una panoramica delle politiche sviluppate nelle singole città africane, pone l’accento sulle esperienze di cooperazione internazionale decentrata, con particolare attenzione al recente Patto di Milano quale quadro di riferimento per la costruzione di partenariati territoriali in ambito agro-alimentare. L’analisi si concentra sul caso italiano, analizzando partenariati già in atto con città africane e valutando possibili sviluppi futuri in relazione alle strategie istituzionali italiane ed europee di cooperazione allo sviluppo e alle potenzialità della cooperazione decentrata promossa dalle autorità locali. In conclusione, vengono identificati una serie di temi chiave (accesso e gestione della terra, cambiamento climatico, agricoltura urbana e periurbana, gestione dei rifiuti, governo del territorio, politiche sociali e giovanili) al fine di mettere a confronto i diversi casi analizzati e porre in evidenza specificità ed elementi comuni.

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S35 | Neo-centralismo e territorio fra città metropolitana, aree vaste e intercomunalità
Andrea Calori, Egidio Dansero, Francesca Federici, Francesca Forno, Andrea Magarini, Marta Maggi, Simon Maurano, Giacomo Pettenati, Alessia Toldo
Geografie metropolitane nelle Politiche Alimentari Urbane: confronto tra gli approcci adottati a Milano, Torino e Bergamo
Il contributo intende affrontare il tema delle politiche alimentari urbane, come azioni istituzionali per la scala metropolitana, secondo l’accezione definita dal riordino istituzionale che ha generato Città Metropolitane ed Aree Vaste. Con questa chiave di lettura verranno descritte le tre esperienze sviluppate, ed in corso di realizzazione, a Milano, Torino e Bergamo; osservando quanto la dimensione metropolitana sia stata inclusa nelle analisi, nelle rappresentazioni, nelle politiche e negli strumenti attuativi. Queste città contribuiscono all’ampio dibattito internazionale che, a partire dai casi pionieristici di Toronto, Bristol, Londra, Melbourne, New York, San Francisco, si sta arricchendo di diverse esperienze in tutto il mondo. Dibattito che ha visto una delle sue fondamentali tappe proprio a Milano nel 2015 dove 134 sindaci di tutto il mondo hanno aderito al Milan Urban Food Policy Pact. Nelle tre città italiane, sulle quali il contributo si concentrerà, sono stati avviati dei processi che, intorno al cibo, hanno definito una visione strategica ricucendo i legami tra diversi elementi all’interno del sistema alimentare (produzione, trasformazione, logistica, distribuzione, consumo, rifiuti). Tali legami risultano perfettamente aderenti al concetto della “rete di relazioni” sul quale si basano le Aree Vaste, per incrementare la coesione territoriale. La scala metropolitana e dell’area vasta sarà inoltre messa in luce attraverso le analisi, le rappresentazioni, le politiche e gli strumenti adottati nei tre casi. A Milano emergerà il tema della governance e di come questa debba includere attori metropolitani delle municipalità al di fuori del Comune: uno degli strumenti attuativi ha incluso tale scala nella propria denominazione, il “Consiglio Metropolitano del Cibo”. A Torino emergeranno le rappresentazioni del recente “Atlante del Cibo di Torino Metropolitana” e il potenziale ruolo dell’accademia nel partecipare attivamente a tali processi, anche in questo caso l’accezione extra-municipalità rappresenta una chiara volontà di allargare gli orizzonti. A Bergamo emergerà il tema della partecipazione dei cittadini e delle reti di associazioni che hanno facilitato la recente costituzione di un Biodistretto dell’agricoltura sociale, oltre ad aver garantito un’ampia rappresentanza nel locale Consiglio del Cibo (il Tavolo Agricoltura). Dal confronto delle lezioni apprese saranno individuati alcuni possibili nuovi orizzonti per la pianificazione strategica e di coordinamento dei servizi che sono tra i principi costitutivi delle nuove istituzioni intercomunali. Ci si concentrerà anche sulle modalità con le quali poter attuare queste nuove politiche, all’interno di quali geografie legali-istituzionali e funzionali-gestionali, nonché sugli strumenti attuativi come i Consigli del Cibo, arene politiche dove poter condividere una responsabilità sulle visioni strategiche tra istituzioni pubbliche, società civile e settore privato.

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S15 | Geografie urbane nella cooperazione internazionale
Valerio Bini, Egidio Dansero, Lassane Yameogo
Cooperazione e reti locali del cibo nelle città africane: il caso di Ouagadougou
I temi dell’agricoltura e dell’alimentazione sono sempre stati centrali all’interno delle pratiche di cooperazione allo sviluppo (Faggi, 2010). Solo negli ultimi anni tuttavia, i progetti di cooperazione hanno iniziato a porre un accento specifico sul tema dell’accesso al cibo nelle città. Lo spostamento di attenzione verso l’alimentazione delle città si colloca in una generale rivalutazione del tema delle politiche urbane del cibo avviata nelle aree ad alto sviluppo economico, ma sempre più importante anche nelle città del Sud globale (Calori, Magarini, 2015). Tale nuovo approccio si propone di superare visioni settoriali per costruire strategie complessive che integrino le diverse dimensioni della problematica alimentare (agricola, socio-economica, territoriale). Per questo ha assunto un ruolo di primo piano la riflessione sull’agricoltura urbana e periurbana, sulla ridefinizione dei rapporti città-campagna, e più in generale sulla costruzione di reti locali del cibo. In Africa, i temi delle politiche urbane del cibo e delle reti locali del cibo presentano diversi elementi di interesse (FAO, 2011; Battersby, 2013), in particolare all’interno del dibattito su sicurezza e sovranità alimentare, ma anche alcune criticità connesse con le dinamiche passate, presenti e future del processo di urbanizzazione nel continente. All’interno di questo quadro, la città di Ouagadougou rappresenta un caso studio interessante non solo perché il Burkina Faso ha sviluppato nel corso dei decenni importanti reti di cooperazione internazionale, ma anche perché l’agricoltura peri-urbana ha trovato in queste aree uno sviluppo significativo, in particolare intorno ai bacini artificiali prossimi alla capitale. A partire dal caso studio di Ouagadougou e da riflessioni più generali sulle politiche urbane del cibo in Africa sub-sahariana, il contributo intende discutere il ruolo dei centri urbani all’interno delle geografie della cooperazione internazionale contemporanea. La rinnovata attenzione intorno alle aree periurbane e alle reti locali del cibo, infatti, non solo ridefinisce i rapporti tra centri urbani e aree rurali, ma trasforma l’esperienza urbana, producendo nuovi modelli di città.

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S38 | Paesaggi rurali in trasformazione: nuovi modelli, linee di ricerca, politiche d’intervento
Giacomo Pettenati
Il paesaggio come ambito d’azione concettuale e operativo per l’Urban Food Planning
Il dibattito internazionale definisce i sistemi del cibo contemporanei come caratterizzati da una progressiva de-territorializzazione (Morgan e altri, 2006), che può essere interpretata come una riduzione di prossimità fisica, simbolica e organizzativa (Dansero e altri, 2016) tra fasi, nodi, attori e luoghi del sistema stesso. Considerando lo stretto e biunivoco rapporto tra territorio e paesaggio, sostanza strutturante l’uno e forma percepita il secondo (Gambi, 1973, Gambino, 1997; Dematteis, 1985; Raffestin, 2005), si può ipotizzare che a essere coinvolta nella de-territorializzazione dei sistemi alimentari sia anche la complessa relazione tra cibo e paesaggio, sia in termini di trasformazione materiale del territorio, sia per quanto riguarda il corredo di valori identitari e patrimoniali associato al concetto stesso di paesaggio. In questo contributo ci si propone di esplorare il modo in cui il paesaggio emerge nel dibattito sul rapporto cibo-città e sull’ urban food planning (Morgan, 2013) a partire da una riflessione generale sul rapporto tra cibo e paesaggio e proseguendo con la delineazione di alcuni possibili percorsi di ricerca sul tema e con alcune riflessioni sull’utilità di questo concetto nei ragionamenti culturali e politici sulle relazioni tra cibo e territorio, in particolare in ambito urbano. L’ipotesi che guida il ragionamento è che il paesaggio costituisca da un lato un contesto di riferimento fisico e simbolico nel quale avvengono le scelte e le azioni legate all’alimentazione, tanto a livello individuale quanto collettivo, dall’altro un utile riferimento di valori attraverso il quale mettere in relazione le politiche alimentari urbane, le scelte dei consumatori e la pianificazione urbana e territoriale. Attingendo alla letteratura sulle “geografie alternative del cibo” (Wiskerke 2009), sulle reti agroalimentari alternative (Goodman e Goodman, 2009) e sui movimenti del cibo (Holt-Gimenez e Shattuck 2011), ci si soffermerà in particolare sul ruolo dei consumatori come coproduttori del paesaggio e sull’importanza del paesaggio come categoria in grado di supportare nuove relazioni tra urbano e non urbano, nel quadro delle politiche alimentari territoriali, alla scala metropolitana.

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S49 | Un approccio geografico alle politiche pubbliche: teorie e pratiche
Lorenza Maria Sganzetta
Geography of sustainability within the Urban Food Policies
The whirling population growth that is affecting global cities is causing an enormous challenge to conventional resource-intensive food production and supply and the urgent need to face food security and sustainability concerns. Cities can be the starting points of these strategies and they need to strike a balance between the localization of their food chains, reconnecting food with its place of provenience, and the globalization and market pushes. Urban Food Policies can provide an interesting path for the development of this new agenda within the imperative principle of sustainability. But what does ‘sustainability’ mean within these policies? The majority of the UFPs plans include actions related to four main components and interpretations of sustainability that are food security, food equity, environmental sustainability itself and cultural identity and, at the designing phase, they differ slightly from each other according to the degree of approximation to one of these dimensions. An essential observation can be made about the relationship between these sustainability dimensions and geography. In statistical terms, the US and Canadian policies tend to devote a large research space to health issues and access to food; those northern European show a special attention to the environmental issues and the shortening of the chain; and finally the policies that, even in limited numbers, are being developed in the Mediterranean basin, are characterized by a strong territorial and cultural imprint and their major aim is to preserve local production and the contact between the productive land and the end consumer. This means that the relationships between food sustainability, public policies and the comparative study of the different cases are important in order to find solutions and ideas to future planning dispositions. Moving from these assumptions, my article, through a comparative analysis of eight policies representative of eight UFPs from different areas of the world (with primary and secondary data), would reflect on the current mapping of the Urban Food Policies, on the reasons why such sustainability priorities are located in those geographic areas and on the linkages between policies ant the territory.

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S14 | Geografie del welfare in transizione
Alessia Toldo
Redistribuire le eccedenze alimentari come pratica di cura verso nuove forme di welfare
La proposta di abstract si inserisce e intende contribuire al dibattito sul rapporto fra geografia e questioni etico-morali che, dagli anni 90 in poi, si iscrive nel più ampio moral turn delle scienze sociali (fra gli altri, Smith, 1997). Concettualizzazioni come la geografia della responsabilità, della generosità e della cura sono espressioni profondamente interrelate della complessità, in costante evoluzione, del rapporto fra disciplina geografica, questioni etiche e filosofia morale (fra gli altri Staeheli e Brown, 2003). Molte di queste riflessioni sono state fortemente influenzate dal dibattito sull’etica della cura, sviluppato soprattutto dalla corrente culturale del femminismo nordamericano dagli anni ‘80 e, in particolare, dagli scritti di Joan Tronto (1993). All’interno di questo quadro diversi autori hanno esteso il concetto di cura a comprendere le azioni connesse al consumo alimentare, all’approvvigionamento mediante reti alternative e ad altri temi che possono essere ricondotti a un più generale obiettivo di rimoralizzazione dei sistemi alimentari. Questo contributo applica la concettualizzazione dell’etica della cura di matrice femminista all’ambito della redistribuzione delle eccedenze alimentari, pratica sempre più diffusa sia nelle sue espressioni più strutturate (i banchi alimentari), ma soprattutto in quelle più spontanee e informali. L’azione di recuperare e redistribuire cibo ancora edibile sottraendolo a un epilogo troppo breve, può essere utilmente interpretata come pratica di cura, verso gli altri e verso l’ambiente. Sulla scorta di riflessioni molto recenti (Cloke et al, 2016; Williams et al, 2016) – che mettono in discussione l’idea dei banchi come simbolo della crisi e del declino del welfare – questo articolo restituisce i primi esiti di una ricerca condotta sul contesto torinese, con l’obiettivo di indagare gli impatti, anche in termini di riconfigurazione del welfare, di pratiche di redistribuzione delle eccedenze nei mercati rionali della città. In linea con gli approcci citati, questo lavoro contribuisce a fare emergere valori e opportunità di progetti che rappresentano forme innovative di sostegno alimentare, in una logica co-evolutiva con i più vasti cambiamenti del contesto socio-economico come la contrazione del welfare e l’emersione di nuove povertà che poco si conciliano con le tradizionali logiche puramente assistenzialiste.

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S03 | Città infinita, partecipazione e nuovi turismi
Giorgia Di Rosa, Tiziano Gasbarro, Lydia Postiglione
Post-metropolitano: il mercato della città infinita
La città non è sempre soltanto un sistema complesso. Spesso si avvia a diventare una entità infinita. La dialettica territoriale e comportamentale fra centro e periferia è da tempo diventata illusoria, dal momento in cui l’estrema diversificazione di percorsi e manifestazioni urbane ha messo in discussione la stessa idea di “confine”. Il concetto di infinito, tipico della dimensione in cui viviamo, pare derivare da una società non più riferibile a canoni in qualche forma identitari. Il progressivo radicamento di plurispecializzazioni culturali produce forme di comunità e società aperte a percorsi non sempre noti e prevedibili. In un’epoca che proponiamo di definire post-metropolitana, si vanno creando nuove dimensioni prospettiche tramite il dialogo, la condivisione, la sperimentazione di una domanda territoriale coerente con l’espansione e l’internazionalizzazione dei consumi, di ogni natura. Chi sono oggi i city users? E chi i residenti di una città? Mentre il riferimento amministrativo funziona con difficoltà come indice di appartenenza territoriale, se non in termini di statistica istituzionale, si delinea una progressiva integrazione fra ambiente urbano e “natura”, campagna, spesso bosco, soggetti, questi, che in più casi mostrano di poter sopravvivere solo come ornamenti urbani di pregio, solo se entità paesaggistiche originali, magari funzionali alla definizione di spazi abitativi “eccellenti”. Negli ultimi anni, nel contesto dei processi economico-sociali, e naturali, di carattere reticolare, che interessano la vita dei soggetti urbani, gli stessi modelli di distribuzione alimentare stanno cambiando in funzione della costituzione di urban food systems. Questi percorsi, contestualizzati nelle pertinenti realtà metropolitane, includono specifici sistemi operativi in cui si connettono complessi ruoli e attori funzionali che rimandano a inedite aree di responsabilità, così da consentire anche al cittadino/consumatore finale di assumere e sostenere una propria esclusiva, internazionalizzata, funzione di “prosumer” nell’ambito dei cicli di consumo locali. I mercati urbani, in particolare, si qualificano in più casi come potenziali attrattori di nuovi turismi, in cui prendono vita nicchie di centralità che interessano i luoghi di provenienza e di offerta commerciale dei prodotti, centralità a loro volta in grado di funzionare e sopravvivere essenzialmente come voci di competitive filiere urbane.

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S29 | L’attuale rivoluzione dei modelli alimentari e gli effetti colti nello straordinario dinamismo delle campagne italiane
Pierluigi De Felice
La quarta fase della transizione alimentare dei paesi occidentali
Una lettura geografica spazio-temporale del rapporto territorio-alimentazione Rileggendo diacronicamente gli stili e i modelli alimentari in rapporto alle dinamiche territoriale si evincono interessanti riflessioni geografiche di un legame uomo-cibo che cambia nel tempo e nello spazio. Volendo rappresentare graficamente questo cambiamento ci è sembrato utile prendere in prestito il modello della transizione demografica ed epidemiologica e adattarlo all’alimentazione. Il modello restituisce interessanti riflessioni sulle dinamiche alimentari, che cambiano a seconda dei singoli luoghi, in stretto rapporto alle tradizioni culturali delle comunità locali. Ripercorrendo la storia alimentare delle popolazioni occidentali, l’autore identifica una nuova recente transizione che segna il passaggio verso un’alimentazione sostenibile, locale, improntata ai valori identitari, della qualità dove al fast e al desert si contrappone lo slow e l’organic food. È un’alimentazione attenta all’aspetto mediatico. Il cibo diviene spesso un’icona da rivista patinata (porn food) attraverso cui comunicare nuovi valori (come la qualità e il rispetto dell’ambiente) e significati culturali. Sembra che la curva che raffigura la quantità alimentare ceda il posto alla qualità e si ritorni ad un maggiore rapporto del cibo più profondo con la natura e i suoi tempi. Questa alimentazione è l’espressione tipica di una popolazione altamente sviluppata, giovane, acculturata.

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S29 | L’attuale rivoluzione dei modelli alimentari e gli effetti colti nello straordinario dinamismo delle campagne italiane
Marta Antonelli
Dal Protocollo di Milano al Food Sustainability Index: l’impegno della Fondazione Barilla nella transizione verso sistemi alimentari più sostenibili
La Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition opera dal 2009 come centro di pensiero aperto a tutti, multidisciplinare e indipendente. Essa analizza i fattori economici, scientifici, sociali e ambientali connessi al cibo in un rapporto di causa-effetto producendo contenuti scientifici utili ad informare e guidare le persone verso scelte quotidiane consapevoli in materia di cibo e nutrizione, salute e sostenibilità. Nel 2014, la Fondazione BCFN sviluppa il Protocollo di Milano, con l’obiettivo di sensibilizzare il governo, le istituzioni e l’opinione pubblica sull’urgenza di agire per rendere il sistema alimentare globale realmente sostenibile. Nel 2016, viene lanciato il Food Sustainability Index, realizzato dall’Economist Intelligence Unit con BCFN. Esso è uno strumento volto a mettere in luce policy e best practice di 25 città del mondo in relazione ai paradossi globali e ai principali Obiettivi di Sviluppo Sostenibile su cibo, cambiamento climatico, città sostenibili, produzione e consumo responsabili, salute, gender equality, istruzione e infrastrutture.

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S29 | L’attuale rivoluzione dei modelli alimentari e gli effetti colti nello straordinario dinamismo delle campagne italiane
Antonietta Ivona
La tutela delle produzioni locali nelle politiche regionali
Negli ultimi decenni lo scenario economico agro-alimentare ha subito cambiamenti profondi. I contatti commerciali nel mondo tra i diversi Stati sono diventati sempre più frequenti ed interessano un numero crescente di operatori, coinvolti in un quadro economico dinamico e mutevole che influenza sia i mercati interni sia gli scambi in ambito internazionale. La globalizzazione ha modificato gli equilibri economici mondiali trasformando anche le strutture produttive e le posizioni competitive tra i vari operatori e stimolando una maggiore destagionalizzazione e omologazione dei consumi alimentari. Allo stesso tempo i nuovi modelli di sviluppo guardano a sensibilizzare la cultura del territorio come “sistema di sistemi locali di sviluppo perché in esso vi è la condensazione di attività economiche connesse a una società e in essa radicate culturalmente” (Becattini, 2009), dove domanda e offerta si incontrano su scala locale e ove si concretizza una comunità di valori in cui si riconoscono sia i produttori sia i consumatori che i potenziali turisti/gastronauti a favore della promozione e mantenimento delle culture e dei prodotti tradizionali e locali insieme alla valorizzazione dell’identità territoriale. Il sistema delle Indicazioni Geografiche favorisce il sistema produttivo e l’economia del territorio; tutela l’ambiente poiché il legame con il territorio di origine esige la salvaguardia degli ecosistemi e della biodiversità e sostiene la coesione sociale dell’intera comunità. Inoltre per via della certificazione si forniscono garanzie ai consumatori con un livello di tracciabilità e di sicurezza alimentare più elevato rispetto ad altri prodotti. Seguendo le strategie della politica comunitaria e i significativi mutamenti di mercato, che indicano come la valorizzazione dei prodotti di qualità deve avvenire coniugando il concetto di qualità a quello di efficienza produttiva, sicurezza alimentare, capacità organizzativa e di mercato, in Italia allo stato attuale (MIPAF, 2014) sono certificati 264 prodotti (DOP, IGP, STG) e 521 vini DOCG, DOC, IGT, tralasciando di menzionare altre produzioni tradizionali non altrettanto conosciute ma meritevoli di apprezzamento. Obiettivo del contributo è analizzare gli orientamenti delle politiche regionali per la tutela dei sistemi agricoli tradizionali e delle produzioni locali, attraverso un approccio metodologico qualitativo che ne evidenzi la effettiva efficacia, anche alla luce dei nuovi piani di sviluppo rurale.


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